Dichiarazioni alquanto discutibili dell’allenatore bianconero dopo la disfatta contro l’Atalanta: la peggior sconfitta interna dal 1967
La Juventus non perdeva una partita in casa con quattro gol di scarto dal 22 ottobre 1967. Sono passati 58 anni da quel derby contro il Torino e già questo dovrebbe far capire la portata del crollo bianconero avvenuto all’Allianz Stadium contro l’Atalanta. Se questa disfatta, poi, si va ad aggiungere a due clamorose eliminazioni in Champions League (contro il modesto Psv) e in Coppa Italia (contro le seconde linee dell’Empoli) e un quarto posto in campionato ancora tutto da conquistare, si può tranquillamente dedurre che il nuovo progetto della Vecchia Signora può essere dichiarato ufficialmente fallito. Già, perché oltre al cambio di guida tecnica alla ricerca di un gioco migliore e più europeo, sul mercato sono stati spesi più di 200 milioni. E i risultati sono disastrosi.
I tifosi hanno reagito come mai accaduto prima, almeno da quando esiste lo Stadium. Perché se i fischi assordanti si erano sentiti già in più di un’occasione, mai si era visto lo stadio svuotarsi a 15 minuti dalla fine. Al triplice fischio di Sozza, infatti, nonostante la pesante e udibile contestazione, più della metà dei presenti aveva già lasciato l’impianto da diversi minuti. Un’immagine che vale più di mille parole. E a scatenare l’ira del tifo bianconero, oltre alla incommentabile prestazione, si sono aggiunte anche le dichiarazioni nel postpartita di Thiago Motta. Chi si aspettava un mea culpa e delle scuse pubbliche da parte dell’allenatore al termine della gara, infatti, si sbagliava. Nessuna autocritica, non una parola dura nei confronti della squadra, ma soltanto il solito distacco mostrato dal tecnico ai microfoni e anche qualche frecciatina davvero di poco senso.
“”Sapevamo che era complicata. Dopo l’episodio del rigore, discutibile, abbiamo voluto avanzare e loro hanno continuato a contrattaccare molto bene. Ma siamo la seconda squadra più giovane del campionato, vogliamo andare avanti e abbiamo sofferto a livello mentale. Ci siamo sbilanciati e gli abbiamo lasciato campo”. Queste le prime parole dell’ex allenatore del Bologna appena dopo il crollo subito. La verità è che gli uomini di Gasperini hanno dominato, in lungo e in largo, per tutto l’arco della partita. E, anche se sembra assurdo, alla Dea il 4-0 sta pure stretto. Perché che ne dica Motta che ha aggiunto “soprattutto dopo il primo gol che noi abbiamo commesso errori tecnici andando avanti. Così abbiamo dato più possibilità a una squadra che ha buoni giocatori sulle ripartenze e in questo senso abbiamo sofferto tantissimo”, Lookman e compagni non sono stati pericolosi solamente di rimessa. Anzi.
Al netto delle parole sull’analisi della partita che possono essere condivisibili o meno, la frase che ha fatto più discutere è un’altra. ” Adesso di questa storia dello scudetto, in cui ci avete messo dentro voi, non se ne parlerà più e ora ripartiamo, abbiamo la Fiorentina”. Insomma è colpa dei giornalisti aver messo troppa pressione attorno alla squadra più titolata d’Italia che, dopo aver speso 200 milioni e aver totalizzato una media di 1.85 punti a partita finora, si è comunque ritrovata a sei punti dalla vetta. Un peso insopportabile, evidentemente, per giocatori e staff. L’unica cosa sicura è che da adesso nessuno ne parlerà più. E poi la chiosa finale: “La peggior sconfitta allo Stadium? Non ci piace ma non la metto sullo stesso piano di quella di Empoli, ogni partita è una storia diversa”. In quel caso la parola “vergogna” venne ripetuta più volte. Questa volta no. Ma, al netto del pensiero di Motta, la sensazione dovrebbe essere molto simile.
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