La divisa indossata contro la Lazio che ha scatenato numerose polemiche è stata polverizzata in pochissimi giorni: ecco chi l’ha comprata
I risultati mettono tutto in secondo piano. Polemiche, problemi, carenza di gioco, poca appartenenza sono tutti fattori che vengono fatti scomparire come polvere sotto il tappeto se arrivano le vittorie. Al contrario, quando il periodo è negativo, ogni componente può essere ingigantita e presa come esempio di come le cose non vanno come dovrebbero. Ed è quello che sta succedendo al Milan: il trend dei rossoneri nell’ultimo mese è da film horror: la clamorosa eliminazione in Champions League contro il Feyenoord è stato solamente il preludio alle tre sconfitte consecutive arrivate in campionato contro Torino, Bologna e Lazio che hanno, di fatto, spento ogni speranza di agguantare il quarto posto.
E proprio perché le sconfitte arrivano in serie, le polemiche non si placano, anzi si aizzano, anche su altri temi secondari. Numerose sono state infatti le critiche riservate alla scelta del club di indossare contro la Lazio la quarta maglia con colori e stile che poco ricordano il Milan. Una divisa che è diventata un meme e che qualcuno ha immediatamente ribattezzato come “metà del Belgio e metà del Portogallo” per le scelte cromatiche accostate. Ma, come spesso capita, c’è una motivazione dietro questa decisione della società e siamo abbastanza certi che se il Diavolo si fosse presentato con questa divisa dopo il successo in Supercoppa, ad esempio, le critiche non sarebbero arrivate. La divisa contiene un massaggio per nulla banale: ideata nei giorni degli insulti razzisti di Udine contro Maignan, ha come elemento-chiave il 1963, anno del celebre discorso di Martin Luther King e della prima Coppa dei Campioni vinta dal Milan. Una maglia che è stata il frutto della collaborazione, avviata nel 2022, con Off-White, brand di moda dallo stile urban e streetwear amatissimo tra i giovani.
E sono stati proprio i più giovani ad essere attratti da questa nuova maglia, tanto che le scorte sono state polverizzate nell’arco di pochissimi giorni. Come spiega la Gazzetta dello Sport il 70% delle persone che hanno acquistato il kit lanciato a metà febbraio apparteneva alla fascia d’età tra i 20 e i 29 anni, anche se va detto che è stata decisamente più apprezzata all’estero visto che il 75% dei compratori vive fuori dall’Italia. Ma siamo nel mondo globalizzato e, onestamente e anche giustamente, al club interessa poco chi compra il prodotto, l’importante è che venga venduto. E sotto questo aspetto il Milan sta lavorando, da anni, in maniera perfetta.
La quarta maglia è sicuramente quella utilizzata per la sperimentazione e se il Milan è tornato a essere il club italiano con il fatturato più alto, attorno ai 400 milioni senza le plusvalenze, una buona parte del merito va al segmento commerciale. E se il segmento commerciale è cresciuto dai 57 milioni di introiti del 2018-19 ai 143 milioni del 2023-24, il merito è soprattutto della vendita delle magliette. Un settore, questo, che qualche anno fa fatturava 6 milioni e che la scorsa stagione è arrivato a generare 32 milioni di proventi tra e-commerce, store (saliti da 2 a 6) e royalties. L’attuale esercizio chiuderà con oltre 40 milioni di fatturato: insomma se c’è un Milan che fatica enormemente, dall’altro ce n’è uno che vola. E questo potrebbe essere un volano importante per il futuro, anche in ottica trofei.
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