Il telecronista friulano aveva 86 anni: è stata la voce storica del calcio italiano e della Nazionale fino ad inizio anni 2000

Il mondo del calcio italiano si è svegliato con una bruttissima notizia. All’età di 86 anni è morto, a Gorizia, Bruno Pizzul, storico giornalista e volto della Rai che ha commentato per decine di anni le partite delle squadre italiane e della Nazionale. Friulano, nato ad Udine nel 1938, avrebbe compiuto 87 anni sabato, ma si è spento nell’ospedale di Gorizia dove era ricoverato da alcuni giorni. Indimenticabili le sue telecronache dei Mondiali di Italia ’90 così come la professionalità mostrata nella gestione della tragedia dell’Heysel. Nel 2002 aveva dato addio al microfono per raccontare le partite ma era rimasto ospite fisso di alcune trasmissioni sportive Rai.
La carriera da calciatore e gli inizi alla Rai

Il calcio è stato da sempre la sua grande passione. Abile mediano, da ragazzo fu ingaggiato dal Catania nel 1958, giocando nell‘Ischia e nell’Udinese, ma la sua carriera sportiva finì presto a causa di un infortunio al ginocchio. Si laureò in giurisprudenza e successivamente insegnò alle scuole medie prima di essere assunto alla Rai per aver vinto un concorso. Ha fatto tutta la gavetta nell’emittente televisiva, per la quale ha lavorato ininterrottamente per tutta la carriera: la sua prima telecronaca fu l’8 aprile 1970, Juventus-Bologna di Coppa Italia. Nel 1972 raccontò la prima finale internazionale, quella dell’Europeo vinto dalla Germania Ovest sull’Urss per 3-0. L’anno successivo fu la voce del successo del Milan in Coppa delle Coppe.
La tragedia dell’Heysel e la Nazionale

Il 29 maggio 1985 fu il commentatore della tragica finale della Coppa dei Campioni dell’Heysel fra Juventus e Liverpool, dove morirono 39 tifosi bianconeri. La grande professionalità mostrata nella gestione di un evento così drammatico fu un’attestazione delle sue enormi capacità, specialmente in un periodo molto diverso rispetto a quello attuale, dove le notizie era molto più complesso reperirle. Dal 1986, dopo l’addio alle telecronache di Nando Martellini, diventò ufficialmente la voce della Nazionale ai Mondiali e agli Europei. Indimenticabili le sue telecronache di Italia ’90 e delle magie di Roberto Baggio ad Usa ’94. Nel mezzo raccontò anche i trionfi del Milan di Sacchi e successivamente di Capello in Coppa Campioni.
L’unico cruccio di una carriera formidabile
Ha avuto anche la fortuna di poter essere la voce narrante delle imprese italiane nel momento in cui il calcio nostrano comandava il mondo, negli anni Novanta. E quindi i successi nelle Coppe Uefa di Parma, Juventus e Inter e la gioia laziale della Coppa delle Coppe nel 1999. L’ultimo Mondiale al microfono fu quello contestatissimo del 2002 in Corea con protagonista l’arbitro Moreno. Nello stesso anno diede addio alle telecronache ma rimase comunque ospite fisso delle trasmissioni di punta dell’emittente televisiva. L’unico cruccio? Non poter essere stato la voce di un trionfo della Nazionale. Fu, infatti, il primo telecronista dopo il successo del 1982 e l’ultimo prima di quello del 2006. In mezzo tantissime gioie ma anche le finali perse di Pasadena nel 1994 e di Rotterdam agli Europei del 2000.